RIFLESSIONI SU HVT ED HIT

Considerando che che nel corso della storia ambo le scuole di pensiero hanno portato tangibili risultati, non avete mai considerato l'ipotesi che possano essere tutte in parte corrette? E' semplicemente una questione di rapporti, ed il mio riferimento va ai ben noti parametri, quali volume, intensità e frequenza. E' lapalissiano attribuire maggior intensità ad una serie portata a cedimento, un merito che si vedrebbe crescere anche dall'abilità dell'atleta di creare un maggior di coinvolgimento del muscolo "target" assieme ad una "tensione" più continua possibile. Lavorare in questo modo esige per forza di cose una riduzione del volume di lavoro, ed in alcuni casi anche delle stessa frequenza. Ce lo insegna la biochimica, dato che un precoce esaurimento dei fosfati seguito da un esaurimento delle riserve di glicogeno muscolare (per serie protratte non tanto dopo un tot numero di ripetizioni, ma dopo un certo periodo di TUT), implica un'inevitabile fenomeno proteolitico per esigenze prettamente energetiche. Perserverare in ques'ambiente risulta controproducente (squilibrio del rapporto anabolismo catabolismo), ragion per cui sarà del tutto inadeguato accumulare ulteriori set dopo aver riscontrato cedimento nelle suddette modalità. Vogliamo lo stesso spingere lo stimolo oltre misura? Ecco che avremo necessità, oltre che di un minor volume, anche d'infrequenza, pena un parziale recupero proteico strutturale. Tuttavia, essendo gli elementi di recupero moltemplici e diversamente recuperabili in termini di tempo (vedi il glicogeno ad es.), non sarà del tutto adeguato nemmeno esagerare in termini d'intensità, specie quando a risentirne può essere il nostro CNS (qualora il carico scelto esige una più alta frequenza d'impulsi nervosi) il quale, prevedibilmente, pretenderà ulteriore recupero, anche al di sopra di quello proteico. A conti fatti si potrà dunque evincere che sarà soltanto un lavoro di bufferizzazione ad essere fisiologico (quindi a media intensità), preceduto da un warm-up adatto a sostenere i "medio-lunghi" periodi di tensione che caratterizzeranno i buffer, e l'obbligo imprescindibile di porsi come target il CEDIMENTO muscolare (che nella fattispecie NON si mostrerà a carico del CNS ma nel giusto "momento" metabolico). Questo dovrebbe essere il cuore del programma natural, la giusta scelta del carico di regime, l'adeguato TUT, il corretto recupero, e l'esatto numero di serie adatto a raggiungere il cedimento.


Articoli correlati

Chimica metabolica

Allenamento per la massa (ipertrofia)

Le leggi matematiche e l'organismo

Nuovi programmi d'allenamento

Cenni di endocrinologia


Condividi