RISPOSTE ORMONALI NELL'ALLENAMENTO

Indagando più approfonditamente sul nostro “macchinoso” sistema fisiologico, abbiamo avuto modo di sapere dell’esistenza di una precisa relazione tra l’allenamento con i pesi, e la simultanea risposta ormonale del nostro sistema endocrino. A titolo generico, sappiamo che gli ormoni sono dei messaggeri chimici atti al trasporto di precise informazioni, i quali, un volta sintetizzati dalle ghiandole endocrine e dai neuroni, saranno rilasciati nel sangue (in alcuni casi anche nei nervi) affinché raggiungano nel più breve tempo possibile le proprie cellule “target”, indi svolgendo una propria precisa mansione. Naturalmente tutti gli ormoni, per poter essere prodotti, necessiteranno di un’esatta causa, un “movente” che anche l’allenamento con i pesi sarà in grado di generare; saremo pertanto capaci d’affermare che parte del sistema ormonale potrà essere “facilmente” modificato da un preciso programma in sala macchine.
In virtù di quanto appena proferito, si pensi che un qualsiasi livello di muscolazione superiore a quello di partenza (situazione d’origine), sussista grazie a precise risposte endocrine organizzate tra loro, stimolate da uno specifico allenamento, ed alla meglio valorizzate da un corretto stile nutrizionale. Nel caso dell’ipertrofia, gli ormoni interessati saranno GH (growth hormone), IGF (insulin-like growth factor), testosterone e insulina. Scendendo ancor più nel dettaglio, verremo a conoscenza che la relazione tra tutti questi “agenti”, sarà massimizzata dal più importante cofattore anabolico: lo sfinimento del più alto numero d’unità motorie concomitante ad un elevato impegno meccanico delle stesse. Ecco che siamo giunti alla principale “causa” di stimolazione ormonale volontaria: l’impiego di un preciso valore intensivo (in senso ampio del termine) sapientemente coniugato ad un altrettanto esatto volume di lavoro. Un equilibrio che, tuttavia, se dovesse essere compromesso, sarà anche motivo di rilascio di ormoni cortisonici (corticosteroidi), i quali, oltre che svolgere la nota azione antiinfiammatoria, tenderanno ad ostacolare la tanto bramata azione anabolica promovendo oltremisura la proteolisi (vedi paragrafo ipertrofia, pag. 66). Ecco nuovamente ribadito il perché la strutturazione di una seduta particolarmente “severa”, debba essere sempre accompagnata da una certa perizia ingegneristica. Analizziamo di seguito i principali ormoni responsabili dell’ipertrofia (ricordiamo che lo stesso argomento sarà ripreso ed ulteriormente approfondito nel paragrafo di pag. 130):
·              GH – ormone di natura polipeptidica secreto dalla ghiandola pituitaria (detta anche ipofisi) a seguito del rilascio del GHRF (Growth Hormone Releasing Factor, un fattore di rilascio) da parte dell’ipotalamo. Il GH, venendo successivamente immesso nel flusso sanguigno, raggiunge il fegato, dove sarà in grado di stimolare gli epatociti alla produzione di IGF-1, 2 e 3; la popolare azione del GH apparirà del tutto incompleta se non sarà correlata dalla secrezione della somatomedina C, ovvero l’anzidetto IGF, i cui recettori sono posti in tutti i tessuti del corpo. Un’ingente deplezione di fosfati e glicogeno nel maggior numero d’unità motorie (correlata da una certa crescita dei livelli di lattato circolante), saranno motivo di rilascio dell’ormone somatotropo in analisi (GH) e quindi, indirettamente di IGF. Da qui possiamo trarre buona parte dei termini di generica relazione con lo sviluppo del training ipertrofico (pag. 66) .

·              IGF – questi ormoni non saranno solo influenzati dall’importante secrezione ipofisaria sopra accennata, ma saranno anche prodotti in loco dalle stesse cellule del muscolo scheletrico in relazione alla grandezza e tipologia dello stress ricevuto. Elevate tensioni meccanico-strutturali saranno pertanto artefici di una commisurata produttività autocrina di IGF, e concorreranno quindi nel facilitare riparazione e crescita degli stessi tessuti danneggiati. Gli IGF saranno inoltre responsabili dell’attivazione delle cellule satelliti (paragrafo iperplasia, pag. 137), dell’aumento della performance, dell’innalzamento dell’attività metabolica, dell’irrobustimento delle ossa (grazie alla migliore fissazione del calcio), e del bilanciamento delle lipoproteine (LDL-HDL), ecc.
 
·              TESTOSTERONE – i livelli serici di quest’ormone, normalmente secreto nella zona corticale dei testicoli dell’uomo e dalle ghiandole surrenali nella donna, potranno essere influenzati anche da un’azione allenante particolarmente “aggressiva”. Con quest’ultimo termine si farà riferimento sia alla messa in opera d’esercizi che interessino ampie catene cinetiche per mezzo di carichi piuttosto elevati (> dell’80% di 1 RM), che all’impiego di carichi inferiori purché movimentati in modo “esplosivo” (pag. 64). Giacché il testosterone interagisce con le sinapsi dei neuroni (migliorando quindi la neurotrasmissione mediante l’incremento dei neurotrasmettitori), potremmo affermare che questo ormone, oltre a promuovere la sintesi proteica, si mostrerà elemento fondamentale per l’incremento della forza; un fattore di spiccata importanza, poiché più forza corrisponderà ad un maggior stimolo nel programma ipertrofico. Esso apparirà inversamente proporzionale all’ingresso degli agenti cortisonici in genere, evidenziando quindi un parallelo decadimento sull’ “asse” tempo durante l’esercizio prolungato.

·              INSULINA – indipendente dallo stress miocellulare e nervoso, l’insulina viene secreta dal pancreas in seguito ad un aumento del tasso glicemico nel siero. Essa avrà il compito di mantenerne costante il livello, stoccando gli eventuali eccessi nei tessuti adiposi ed organici. Proprio grazie a questa funzione d’immagazzinamento, il bodybuilder sarà in grado di sfruttarla per sovralimentare il proprio tessuto muscolare. Da qui ne deriva il perché, in successione all’esercizio (come abbiamo visto, con le dovute tempistiche, pag. 46), doverne incrementare la produzione attraverso l’ingestione di zuccheri “veloci”. L’insulina inoltre, accelerando la replicazione del DNA, riuscirà anch’essa ad ottimizzare la sintesi di nuove proteine, dunque dimostrandosi tra i più potenti fattori di crescita nel processo ipertrofico; tuttavia sarà bene tener presente come si dimostri inversamente proporzionale all’increzione dei livelli di GH, generando al contempo serio ostacolo all’importantissima emissione pituitaria.

Osserviamo ora quello che invece si classificherà come un ormone altamente catabolico, essendo anch’esso un agente promosso dallo stesso allenamento:

·              CORTISOLO – ormone secreto dalla corteccia delle ghiandole surrenali in seguito al rilascio di ACTH (ormone adrenocorticotropo) da parte dell’ipofisi, stimolato, nella propria emissione, dalla produzione di CRF (corticotropin releasing factor) da parte dell’ipotalamo. Oltre all’azione disinfiammante, la missione principale di quest’ormone di natura steroidea, sarà il mantenimento dei livelli serici di glucosio. Detto ciò, potremo intuire come una sua alta produzione possa essere causata dalla carenza plasmatica di zuccheri, fenomeno che potrà avere luogo sia durante un allenamento troppo prolungato, come pure esageratamente intenso (anche se di breve durata). La quantità di zuccheri che il cortisolo dovrà quindi garantire (al fine di preservare l’efficienza cerebrale), dipartirà esclusivamente dalla catabolizzazione dei tessuti muscolari, dunque incentivando la proteolisi ed intralciando seriamente l’anabolismo. Considerati i presupposti, la crescita dei livelli di cortisolo potrebbe seguire la medesima prassi dell’incremento del GH, trovando quindi incitamento sia nell’esaurimento di fosfageni muscolari, che, soprattutto, in quella di glicogeno; proprio per questo apparirà come un ormone inversamente proporzionale al testosterone, ma anche alla stessa insulina (poiché un elevato tasso insulinico, corrisponderebbe ad una commisurata presenza di glucidici nel plasma).

Abbiamo dunque osservato la corretta modulazione di tutti i più importanti assi ormonali, dai quali ne sono pure figurati i rispettivi contrasti. Da quanto specificato, potremmo congetturare come la diminuzione di performance all’interno di un lungo work-out, oltre che essere determinata da un prevedibile calo delle riserve energetiche, possa essere anche in parte dovuta alla diminuzione dei livelli di testosterone, dunque presagendo un drastico aumento dei valori di cortisolo. Allo stesso tempo però, la medesima condizione potrebbe significare un accrescimento di GH, in ogni caso derivato da una certa enfasi sul meccanismo glicolitico, lo stesso precursore del principale glucocorticoide.
Ovviamente, sia testosterone che GH godono d’elevata importanza, in un certo senso potremmo affermare che tanto più elevata sarà l’azione del primo, e tanto più ingente sarà quella del secondo. Non potendo pertanto astenerci dal non inseguire il procedimento più adatto ad elevare i valori di GH dimostrandosi la radice della risultante ipertrofica, il body builder sarà sempre costretto a scegliere un piano d’esercizio ad esso adeguato, tenendo però in scrupolosa osservazione l’eventuale intervento del cortisolo previo l’utilizzo di specifiche contromisure (per questo ho ritenuto importante tornare su questo argomento nella sezione approfondimenti a pag. 130).

Scopo del più sofisticato work-out, sarà quindi quello di saper elevare GH ed IGF prim’ancora che possa scendere il testosterone, al punto in cui la suddetta compartecipazione possa precedere l’intervento dei cortisonici. Per riuscire in codesto intento, sarà doveroso ricorrere a particolari tecniche d’esercitazione capaci di contemplare nel più “breve” tempo le migliori condizioni di stimolo per ciascuna emissione, ricercando sussidio in una strategia alimentare che in questo caso si rivelerà assai prestigiosa (la quale, come vedremo più avanti, includerà in certe circostanze pure il sapiente utilizzo di determinati integratori).

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