RISPOSTE ORMONALI NELL'ALLENAMENTO
Indagando più approfonditamente sul nostro “macchinoso” sistema fisiologico, abbiamo avuto modo di sapere dell’esistenza di una precisa relazione tra l’allenamento con i pesi, e la simultanea risposta ormonale del nostro sistema endocrino. A titolo generico, sappiamo che gli ormoni sono dei messaggeri chimici atti al trasporto di precise informazioni, i quali, un volta sintetizzati dalle ghiandole endocrine e dai neuroni, saranno rilasciati nel sangue (in alcuni casi anche nei nervi) affinché raggiungano nel più breve tempo possibile le proprie cellule “target”, indi svolgendo una propria precisa mansione. Naturalmente tutti gli ormoni, per poter essere prodotti, necessiteranno di un’esatta causa, un “movente” che anche l’allenamento con i pesi sarà in grado di generare; saremo pertanto capaci d’affermare che buona parte del sistema ormonale potrà essere “facilmente” modificato da un preciso programma in sala macchine (l’argomento “ormoni” sarà ulteriormente approfondito nell’apposito capitolo a pag. 142).
In virtù di quanto appena proferito, si pensi che un qualsiasi livello di muscolazione superiore a quello di partenza (situazione d’origine), sussista grazie a precise risposte endocrine organizzate tra loro, stimolate da un allenamento specifico, ed alla meglio valorizzate da un corretto stile nutrizionale. Nel caso dell’ipertrofia, gli ormoni interessati saranno GH, IGF-1 (insulin-like growth factor), testosterone e insulina. Scendendo ancor più nel dettaglio, verremo a conoscenza che la relazione tra tutti questi “agenti”, sarà massimizzata dal più importante cofattore anabolico: il più alto sfinimento d’unità contrattili concomitante ad un’elevata increzione d’acido lattico. Ecco che siamo giunti alla principale “causa” di stimolazione ormonale volontaria: l’allenamento ad alta intensità. Lo stesso atteggiamento che, tuttavia, se dovesse andare oltre una certa soglia, sarà anche motivo di rilascio di ormoni cortisonici (corticosteroidi), i quali, oltre che svolgere la nota azione antiinfiammatoria, tenderanno purtroppo ad ostacolare la tanto bramata azione anabolica promovendo oltremisura la proteolisi. Ecco nuovamente ribadito il perché la seduta debba essere strutturata con relativa saggezza, specie qualora l’atleta sia tendente ad effettuare intense esercitazioni. Analizziamo in seguito i principali ormoni responsabili dell’ipertrofia:
· GH – ormone di natura polipeptidica secreto dalla ghiandola pituitaria (detta anche ipofisi) a seguito del rilascio del GHRF (Growth Hormone Releasing Factor, un fattore di rilascio) da parte dell’ipotalamo. Il GH, venendo successivamente immesso nel flusso sanguigno, raggiunge il fegato, dove sarà in grado di stimolare gli epatociti alla produzione di IGF -1, 2 e 3; la popolare azione del GH non potrà mai esplicarsi efficacemente se non potrà sussistere la mediazione della somatomedina C, ovvero l’anzidetto IGF, i cui recettori sono posti in tutti i tessuti del corpo. Un elevato stress meccanico (carico di sconnessione) rivolto al più alto numero d’unità contrattili, unito ad un’ingente deplezione di fosfati e glicogeno, saranno uno dei motivi di rilascio dell’ormone somatotropo in analisi (GH). Da qui possiamo trarre come la resistenza usata nell’esercizio debba essere sufficientemente elevata (70 -80%), contrariamente al tempo di recupero tra le serie che, per un profondo impiego dell’unità contrattile, dovrà essere più limitato. Inoltre, ricordiamoci che la tipologia d’esercizio impiegata dovrà anche essere responsabile della formazione di lattato, come sempre in maniera marcata soltanto dopo aver adempiuto ai primi due obiettivi (se ne era parlato anche a pag. 69).
· IGF – ormoni che, come abbiamo potuto diagnosticare, saranno strettamente influenzati dall’importante secrezione ipofisaria sopra accennata. Essenzialmente prodotti dalla cellula epatica, gli IGF (tra cui il più importante è l’IGF -1) sono i diretti responsabili di una vasta gamma d’azioni anaboliche, tra le quali possiamo riconoscere la crescita in genere, l’incremento della massa muscolare (attivazione delle cellule satelliti), l’aumento della performance, l’innalzamento dell’attività metabolica, l’irrobustimento delle ossa (grazie alla migliore fissazione del calcio), il bilanciamento delle lipoproteine (LDL-HDL), ecc.
· TESTOSTERONE – ormone secreto (quasi totalmente nella zona corticale dei testicoli dell’uomo e dalle ghiandole surrenali nella donna) in seguito ad un’azione stressante particolarmente intensa: la messa in opera d’esercizi che interessino ampie catene cinetiche per mezzo di un carico compreso tra l’ 85 e il 95% dello sforzo massimale, con un tempo di recupero tra le serie di media durata. Giacché il testosterone interagisce con le sinapsi dei neuroni (migliorando quindi la neurotrasmissione mediante l’incremento dei neurotrasmettitori), potremmo affermare che questo ormone, oltre a produrre massa muscolare, si mostrerà elemento fondamentale per l’incremento della forza; un fattore di spiccata importanza, poiché più forza corrisponderà ad un maggior vigore, e dunque maggior stimolo nel programma ipertrofico. Esso apparirà inversamente proporzionale all’ingresso del GH e degli agenti cortisonici in genere, evidenziando quindi un parallelo decadimento sull’ “asse” tempo durante l’esercizio prolungato.
· INSULINA – indipendente dallo stress miocellulare, l’insulina viene secreta dal pancreas in seguito ad un aumento del tasso glicemico nel siero. Essa ha il compito di mantenerne costante il livello, stoccando gli eventuali eccessi nei tessuti adiposi ed organici. Proprio grazie a questa funzione d’immagazzinamento, il body builder sarà in grado di sfruttarla per sovralimentare il proprio tessuto muscolare. Da qui ne deriva il perché, in successione all’esercizio (talvolta anche durante), doverne incrementare la produzione attraverso l’ingestione di zuccheri veloci (vedi capitolo relativo all’alimentazione). L’insulina inoltre, accelerando la replicazione del DNA, riuscirà ad ottimizzare la sintesi di nuove proteine, dunque dimostrandosi tra i più potenti fattori di crescita nel processo ipertrofico; tuttavia sarà bene tener presente come essa si dimostri inversamente proporzionale all’increzione dei livelli di GH, generando quindi serio ostacolo all’importantissima emissione pituitaria.
Osserviamo ora quello che invece si classificherà come un ormone altamente catabolico, essendo anch’esso un agente promosso dallo stesso allenamento:
· CORTISOLO – ormone secreto dalla corteccia delle ghiandole surrenali in seguito al rilascio di ACTH (ormone adrenocorticotropo) da parte dell’ipofisi, stimolato, nella propria emissione, dalla produzione di CRF (corticotropin releasing factor) da parte dell’ipotalamo. Oltre all’azione disinfiammante, la missione principale di quest’ormone di natura steroidea, sarà il mantenimento dei livelli serici di glucosio. Detto ciò, potremo intuire come una sua alta produzione possa essere causata dalla carenza plasmatica di zuccheri, fenomeno che potrà avere luogo sia durante un allenamento troppo prolungato, come pure esageratamente intenso (anche se di breve durata). La quantità di zuccheri che il cortisolo dovrà quindi garantire (al fine di preservare l’efficienza cerebrale), dipartirà esclusivamente dalla catabolizzazione dei tessuti muscolari, dunque incentivando la proteolisi ed intralciando seriamente l’anabolismo. Considerati i presupposti, la crescita dei livelli di cortisolo potrebbe seguire la medesima prassi dell’incremento del GH, trovando quindi incitamento dall’elevata increzione di lattato; proprio per questo apparirà come un ormone inversamente proporzionale al testosterone, ma anche alla stessa insulina (poiché un elevato tasso insulinico, corrisponderebbe ad una commisurata presenza di glucidici nel plasma).
Abbiamo dunque osservato la corretta modulazione di tutti i più importanti assi ormonali, dai quali ne sono pure figurati i rispettivi contrasti. Da quanto specificato, potremmo congetturare come la diminuzione di performance all’interno di un lungo work-out, oltre che essere determinata da un prevedibile calo delle riserve energetiche, possa essere anche in parte dovuta alla diminuzione dei livelli di testosterone, dunque presagendo un drastico aumento dei valori di cortisolo. Allo stesso tempo però, la medesima condizione potrebbe significare un accrescimento di GH, in ogni caso derivato da una certa enfasi sul meccanismo glicolitico, lo stesso precursore del principale glucocorticoide.
Ovviamente, sia testosterone che GH godono d’elevata importanza, in un certo senso potremmo affermare che tanto più elevata sarà l’azione del primo, e tanto più ingente sarà quella del secondo. Non potendo pertanto astenerci dal non inseguire il procedimento più adatto ad elevare i valori di GH (il quale ricordo sarà pure il mediatore degli IGF) dimostrandosi la radice della massima risultante ipertrofica, il body builder sarà sempre costretto a scegliere un piano d’esercizio ad esso adeguato, tenendo però in scrupolosa osservazione l’eventuale intervento del cortisolo previo l’utilizzo di specifiche contro misure (per questo ho ritenuto importante tornare su questo argomento nella sezione approfondimenti; pag. 142).
Scopo del più sofisticato work-out, sarà quindi quello di saper elevare il GH prim’ancora che possa scendere il testosterone, al punto in cui la suddetta compartecipazione possa precedere l’intervento dei cortisonici. Per riuscire in codesto intento, sarà doveroso ricorrere a particolari tecniche d’esercitazione capaci di contemplare nel più breve tempo le migliori condizioni di stimolo per ciascuna emissione, ricercando prestigioso sussidio in un’integrazione alimentare che in questo caso si rivelerà pienamente necessaria (strategia che approfondiremo meglio negli appositi paragrafi).


