RICHIAMO MUSCOLARE

La necessità di dover applicare una “parentesi” di richiamo muscolare all’interno del nostro ciclo operativo (pag. 84), nasce con un unico scopo: assecondare le facoltà di ripristino del o dei nostri organi motori, allorché siano necessari parecchi giorni di recupero tra due identici eventi allenanti di un medesimo apparato. Nell’ambito del Metodo Funzionale questa particolare esigenza avrà luogo soltanto nella condizione in cui, ad essere “forzato” sia il CNS annesso al sistema meccanico-articolare. Un fenomeno individuato unicamente in quei particolari eventi d’allenamento in cui il “sovraccarico” rappresenti la colonna portante del training (tutti training che potremo apprendere nel capitolo dedito alle tecniche d’esercizio).
In questi casi, il “richiamo” di un muscolo a cavallo di due uguali allenamenti dello stesso, potrà fungere da diretto modulatore sulla scorta di glicogeno senza pregiudicare il vigente recupero strutturale; a tutti gli effetti lo stimolo che questo eserciterà su CNS, tendini ed articolazioni, vorrà essere sicuramente inferiore di quello predisposto dal programma principale. Proprio a tale proposito occorrerà ricordarsi dell’imprescindibile ripristino delle varie funzionalità chimiche e meccaniche (precedente paragrafo), tra cui possiamo prima di tutto riconoscere il tempo necessario per una completaricarica di glicogeno. In qualunque degli schemi rappresentati nel precedente paragrafo, abbiamo avuto modo di constatare come la più alta compensazione di glicogeno avvenga entro le 36 ore successive al work-out, e, sapendo che questo processo sarà il più celere tra tutti i fattori di recupero, potremo ipotizzare come tale decorso determini in primis lo spazio di tempo minimo tra un richiamo ed il successivo allenamento (leggete bene l’ultima frase). In pratica, il momento esatto in cui potremo corrispondere al nostro “appello” isotonico, sussisterà nelle 36-48 ore precedenti la seduta vera e propria, attribuendo all’apparato muscolare uno stimolo certamente meno intenso e molto meno duraturo di quello ordinariamente adottato. Osserviamo il tipo di lavoro più adatto in quest’occasione:

L’impiego di uno scarso numero di serie (2 -4) svolte mediante una resistenza medio-piccola (50 –60% di 1 RM), annessa ad un medio numero di ripetizioni (ad es. 8-10), svolte con una velocità di contrazione mediamente controllata. Tempistiche di recupero comprese tra gli 80 e 90 secondi.
 
Considerati i parametri descritti, questo atteggiamento potrà significare un modesto svuotamento di glicogeno accompagnato ad uno scarso o pressoché nullo impegno strutturale; in tal modo la curva blu, celeste e grigia del grafico continuerebbero a procedere nella normalità, mentre quella verde, a seguito di un suo consecutivo “avvallamento”, finirebbe per tracciare una seconda ascesa entro i tempi di ripristino complessivo (che sarà doverosamente calcolata in funzione alla periodicità di ogni singolo gruppo muscolare prevista nella nostra tabella). Ecco che dando così origine ad una seconda curva verde, riusciremo ad ottenere un quasi punto d’incontro con tutte le altre in prossimità del loro stesso culmine.
Intendo tuttavia precisare come quest’attività, essendo sempre effettuata prima del pieno riacquisto della totale efficienza meccanica, debba comunque essere misurata in funzione all’effettivo e soggettivo grado di ripristino; a tal ragione dovremo badare, al di là del tempo trascorso dalla precedente seduta, a non stressare ulteriormente l’organo in questione se dovesse ancora presentare dei risentimenti piuttosto eclatanti (tipico fenomeno conseguente ad un improvviso incremento d’intensità d’esercizio). Mi sto riferendo al dolore microtraumatico (DOMS) che accompagna i giorni seguenti della seduta, la cui totale scomparsa, a seguito di un allenamento opportunamente misurato, non dovrebbe andare oltre i tre giorni successivi. Se abbiamo la certezza di poter nuovamente movimentare l’organo motore, ecco allora che possiamo includere la sequenza di richiamo nel nostro “menu” d’esercizio.
Ricordiamo altresì che in qualunque dei casi l’appello venga introdotto, occorrerà porre attenzione riguardo la sua locazione nel calendario d’allenamento, la quale dovrà anche saper trovare giusta ubicazione nella complessiva periodicità della seduta; saranno perciò contemplate le simultanee compartecipazioni dei muscoli sinergici, che inevitabilmente entreranno in azione assieme al muscolo principale (ad esempio i bicipiti nelle trazioni, volendo richiamare il solo gran dorsale).
Successivamente al prossimo paragrafo, potrete apprendere dei “calendari” d’allenamento che si dimostreranno di valido aiuto nella costruzione di una corretta distribuzione del work-out con e senza richiami.

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