BODYBUILDING: SCIENZA OD EMPIRISMO?

 

Fin troppe volte si leggono critiche volte a chi è alla ricerca di esclusive varianti del gesto, e nell'occhio del mirino troveremo come al solito il bodybuilder, consueto capro espiatorio di tutti i mali dell'allenamento.

In netto contrasto con i pilastri portanti di un qualsivoglia addestramento di categoria prestazionale, potremo attribuire al bodybuilding piena paternità circa le seguenti pratiche:

- l’impiego di movimentazioni più “percettive” che “funzionali”
- la ricerca volontaria del “danneggiamento” delle strutture proteiche                                             
- l’impiego di movimenti principalmente lenti e fluidi
- la necessità di servirsi del parametro “cedimento”                       
- l’interposizione di recuperi incompleti tra i set
- la frammentazione del concetto d’intensità

Nonostante parte delle sopracitate pratiche e variabili possano mostrarsi prive di un vero e proprio accreditamento scientifico (oltre che palesarsi inutilizzabili all’interno di un comune addestramento di categoria prestazionale), occorrerà precisare la finalità primaria del culturismo, il cui significato etimologico ne potrebbe già anticipare l’essenza. Cito testualmente da Wikipedia:

“Il culturismo o cultura fisica (in inglese bodybuilding), è lo sport che tramite l'allenamento con pesi e sovraccarichi e un'alimentazione specifica si pone come fine ultimo il cambiamento della composizione corporea, quindi con l'aumento della massa muscolare e la riduzione del grasso corporeo, dove le finalità sono estetiche piuttosto che competitive.”

Essendo qualunque altro sport caratterizzato da fini prestativi piuttosto che estetici, sarà naturale non comprendere appieno USI ed INNOVAZIONI provenienti dal mondo della cultura fisica, in quanto puntualmente opinabili, e quasi sempre ritenuti frutto dell’individuale interpretazione. Tante “sagge” contestazioni, tante discussioni machiavellicamente amministrate, tanti “studi” in repertorio, ma anche troppa parzialità. E’ per questo che agli occhi del pubblico potrebbe apparire assolutamente legittima qualunque “crociata” anti-pionieristica, del resto chi può essere realmente forte di una data teoria? Oltre agli stessi ricercatori, ovviamente solo colui che si muove in ossequio a ciò che è GIA’ stato pubblicato con le dovute credenziali!

Non dimentichiamo però che il bodybuilding non nasce da una cosciente consapevolezza degli svariati processi biologici che SOLO OGGI sappiamo caratterizzarlo, ma prende forma da procedimenti squisitamente euristici! Ogni diatriba, ogni opinione, ogni metodo organizzato, ogni svisceramento scientifico, rimangono inequivocabilmente successivi a ciò che di fatto fu già stato traguardato da parecchi soggetti ancora un secolo fa... pensiamo ad atleti storici come Eugen Sandow (il padre della cultura fisica), Georges Hébert, George Hackenschmidt, Edmond Desbonnet, Earle Liederman, Charles Atlas… tutti ostentavano ottimi livelli di muscolazione già tra la fine dell’ ‘800 ed i primi del ‘900, identificandosi a pieni titoli come veri e propri pionieri dell’allenamento coi pesi ed annessa letteratura. Sempre dopo nacquero le prime federazioni ed ancora successivamente le prime icone del bodybuilding mondiale, divenuto sport internazionale solo intorno agli anni ‘70.
Incredibile il fatto che ANCORA oggi si continuino ad analizzare e discutere pratiche di personaggi come Arnold Schwarzenegger, che nonostante si collochino sessant’anni dopo Sandow mettevano chiaramente in evidenza la ricerca di determinate sensazioni piuttosto che l’impiego di specifiche competenze fisiologiche… pratiche che all’epoca erano totalmente scevre di un vero e proprio “protocollo” scientifico, ma che tuttavia oggi si tende a codificare.

E’ questo il motivo per cui non si può denigrare a priori la nascita di “nuove” teorie e/o sistemi frutto dell’esperienza e dell’osservazione, giacché lo stesso bodybuilding incontra le proprie radici proprio dietro a questi processi. Ogni tentativo di smentita di una qualsivoglia pratica non può avvenire mediante la ricerca di prove in letteratura che ne attestino la veridicità, ma dovrebbe piuttosto appigliarsi a concreti elementi di falsificazione!

Non ho scelto quest’interminabile premessa a caso, anzi mi sarà utile proprio per anticipare l’analisi di quell’elemento in grado di scatenare le più grandi polemiche tra gli addetti ai lavori: l’ "isolamento muscolare".

Pur rimanendo una pratica di derivazione inequivocabilmente culturistica, il mio riferimento non vuole cadere nella ridondante celebrazione del movimento mono-articolare, ma volge lo sguardo al ben più sofisticato concetto di “massimo condizionamento distrettuale” all’interno del movimento composto.
Tante sono le discussioni a riguardo che viene spontaneo chiedersi se l’isolamento sia solo figlio di un’ancestrale connessione mente-muscolo tramandata dai primissimi cultori, oppure goda di valide spiegazioni, ergo di specifici accorgimenti biomeccanici, cinetici e ragionati pattern motori.
Seguito dell'articolo: "L'isolamento muscolare" (vedi correlati)

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