LA FISIOLOGIA DEL SONNO


Il sonno, oltre ad essere biologicamente necessario per sostenere la vita, viene tutt’oggi definito con la stessa presentazione che Fagioli e Salzarulo gli diedero circa trent’anni fa:

"uno stato dell'organismo caratterizzato da una ridotta reattività agli stimoli ambientali che comporta una sospensione dell'attività relazionale (rapporti con l'ambiente) e modificazioni dello stato di coscienza: esso si instaura autonomamente e periodicamente, si autolimita nel tempo ed è reversibile".

A prescindere dal valore intrinseco di questa sofisticata descrizione, tutti sanno quanto il sonno possa influenzare lo stile di vita, dalle facoltà mentali a quelle fisiche; infatti chiunque sa che per godere al meglio delle proprie attitudini, occorra “dormire bene” piuttosto che a lungo. Una norma tanto semplice quanto inutile, dato che alla stessa stregua del dover “mangiar corretto ed equilibrato”, senza sapere esattamente cosa fare, non si andrà comunque da nessuna parte.
Cerchiamo pertanto di colmare ogni perplessità partendo dalle basi. A tal proposito sarà innanzitutto interessante osservare più da vicino la “struttura” del sonno analizzandone i diversi STADI che vorrebbero scandire ciascun ciclo. Questi si suddivideranno in 5 differenti tappe, le prime quattro andranno a caratterizzare la fase NON-REM (REM, Rapid Eyes Moviment), l’ultima, ossia la quinta, prenderà il nome di fase REM. Dopo l’addormentamento il soggetto raggiungerà quest’ultima soltanto dopo aver seguito le tappe 1-4 ed aver ripetuto nuovamente la sequenza da 2 a 4. Tenendo conto che la fase REM avrà una durata di circa 15 minuti, andremo a scoprire che un ciclo di sonno (passaggi 1-4 e 2-5) andrà maturando dagli 80 ai 100 minuti complessivi, al termine dei quali seguiranno altri cicli di durata simile.
Trascurando ora gli eventi fisiologici registrabili in ciascun differente stadio, sarà interessante considerare il fatto che esista un preciso momento adatto all’interruzione del sonno stesso: alla fine della fase REM, ossia al termine del 5° stadio. Interrompere forzatamente gli altri stadi (in particolare il 4°), significherà entrare in stato confusionale per qualche minuto, ivi compromettendo l’efficienza cerebrale nelle ore seguenti. E questo a prescindere dalle ore di sonno raggiunte complessivamente.
La necessità di dover corrispondere quotidianamente a questo importantissimo processo fisiologico chiamato sonno, è tanto elevata quanto lo dovrebbe essere l’integrità dell’ultimo dei cicli che lo andranno a costituire. Ciò che intendo dire è che nulla servirà dormire per 8, 9, 10 ore se ci piazzeremo la sveglia nel bel mezzo dell’ultimo ciclo! Avremo perennemente la sensazione di non essere mai riposati a sufficienza, ed automaticamente ci verrà spontaneo dire “questa notte non ho riposato bene”. Pensateci bene, quante volte vi è capitato?
Un risveglio spontaneo avverrà sempre e soltanto al concludersi della fase REM, lo stadio in cui tra l’altro si sviluppano i sogni; anche per questo motivo, in quel preciso momento, oltre ad essere perfettamente orientati e reattivi, avremo anche chiaro ricordo degli stessi.

Da questo interessante discorso possiamo trarre una semplice regola che io stesso ho provato a mettere in pratica con ottimi riscontri: cercate sempre di dormire per multipli di circa 90 minuti a partire dall’ora del presunto addormentamento, considerando validi dai 4 ai 6 cicli di sonno per volta, né più, né meno.


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