PROPRIOCEZIONE MUSCOLARE

La coscienza del senso cinestetico, ossia la consapevolezza della nostra posizione nello spazio tridimensionale, è data dai propriocettori. Questi sono degli organi sensoriali che, localizzati all’interno delle articolazioni, dei muscoli e dei tendini, sarebbero atti a rilasciare informazioni al sistema nervoso circa la nostra dinamica corporea. Tale segnale, sotto forma d’impulso elettrico, giungerebbe al cervello, il quale provvederà ad elaborarlo per mezzo del sistema conscio ed inconscio. E’ in tal modo che riusciamo a comprendere la precisa posizione di tutto ciò che possiamo volontariamente muovere, la stessa capacità che, pure ad occhi chiusi, ci permetterebbe per esempio di stabilire se il nostro braccio sia più o meno allungato. Allo stesso tempo il sistema inconscio sarà in grado d’esplicare la propria funzione senza la compartecipazione della nostra diretta volontà; dal punto di vista dinamico-scheletrico, questo sistema sarà atto a garantire la complicità di tutti i muscoli posturali pure quando non ce ne rendiamo conto. Cerchiamo ora di osservare i vari organi sensoriali più da vicino.

Esistono sostanzialmente due apparati atti che si occupano della propriocettività muscolo-scheletrico: gli spindles e gli organelli del Golgi. I primi sono costituiti da alcune fibre muscolari modificate che, racchiuse nella propria capsula connettivale, prendono il nome di fibre intrafusali. Gli organuli del Golgi invece, sono localizzati in prossimità dei tendini, per la precisione dove avrebbe luogo la congiunzione muscolo-tendinea.
Nel voler dare avvio ad una contrazione volontaria, gli spindles, seguendo il dinamismo di tutte le entità contrattili circostanti (stirandosi assieme a tutte le miofibre contenute nell’organo motore interessato), sono atti a registrare il rateo d’allungamento muscolare; mediante una maggiore o minore tensione, questo apparato sensoriale trasmetterebbe un impulso di variabile intensità che in seguito sarà portato a determinare l’attivazione di un diverso numero di motoneuroni muscolari. Ecco che in tal modo si avrebbe il controllo della quantità di forza necessaria a vincere il valore della resistenza, poiché l’impulso giunto ad una o più placche neuromotrici (motoneuroni) sarebbe così in grado di stabilire un maggiore o minore numero di miofibre necessarie ad esplicare lo sforzo (reclutamento delle unità motorie, riquadro pag. 64).
In base alla precisione con la quale l’organo motore si trova ad agire, il numero di spindles potrebbe variare, suggerendo pertanto che la loro quantità sia diversa da muscolo a muscolo.

Allo stesso tempo, allorché aumenti la tensione muscolare, l’apparato del Golgi reagirebbe in modo diametralmente opposto, cercando di limitare lo sviluppo di una forza smisurata dinnanzi ad una resistenza troppo elevata. L’eccessiva tensione registrata nel tendine, per quanto ne possa sapere il nostro organismo, sarà certamente riconosciuta come una condizione di potenziale pericolo; poiché il target fisiologico sarà sempre e comunque la salvaguardia dell’intero sistema ecco che, da un’eccessiva tensione, scatta l’inibizione del segnale di “reclutamento”, quindi arrestando la contrazione muscolare stessa. Comunque la possiamo osservare, la funzione propriocettiva apparirà sempre come una sorta di servomeccanismo retroattivo, solo che mentre la prima è atta a promuovere l’aumento del segnale ai motoneuroni, quella del Golgi lo inibisce.

Intuibile come l’allenamento con i pesi, che si serve ordinariamente di “grandi” resistenze, possa in qualche modo modificare la tolleranza di tutti questi apparati, specialmente quello del Golgi; a tutti gli effetti questa modificazione potrà apparire esattamente come un’ulteriore forma di adattamento che, come tutte le altre, non potrà mai godere d’elevata sollecitudine nel proprio bio-sviluppo.

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