ACIDO LATTICO

Il significato di acido lattico, è per molte persone quella sensazione d’indolenzimento (tecnicamente chiamata DOMS) che si avverte alcune ore dopo il work-out: nulla di più sbagliato. Il livello di acidosi muscolare, nella realtà dei fatti è destinato a regredire del tutto nell’arco di due o tre ore dalla fine dell’allenamento, anche se quest’ultimo sarebbe stato oltre modo spossante. Per acido lattico è sotto intesa la sostanza derivata dal catabolismo anaerobico della primaria materia energetica, ossia la degradazione della molecola di glucosio. Come si è potuto osservare nelle tabelle di pag. 64 (alla voce metabolismi energetici) un “alto” numero di ripetizioni, vale a dire uno sforzo isotonico superiore a circa 15-20 secondi (quindi superiore a 4 o 5 ripetizioni controllate), se effettuato mediante una resistenza sufficientemente alta, andrebbe a promuovere inesorabilmente la glicolisi (pag. 141); risultato, increzione di lattato (comunque proporzionale alla % di carico spostata), dapprima all’interno del muscolo impiegato, e poi evacuato dal deflusso sanguigno durante il tempo di recupero. Numerosi studi dimostrano come la presenza di lattato sia di fondamentale importanza per massimizzare la risposta endocrina nel lavoro ipertrofico, ma soltanto se questa è concomitante ad un già avvenuto sfinimento fosfo-energetico (svuotamento di ATP e CP) delle unità contrattili, fattore che, oltre a tutto, determinerà anche il loro stesso impegno meccanico con conseguente danneggiamento strutturale (microtraumi).
Abbiamo certamente avuto modo di capire, anche a nostre spese e non solo dalla teoria, come l’acidosi muscolare vada in qualche modo ad ostacolare lo scorrimento tra i ponti di actina e miosina, indi limitando sia performance che, nei casi più gravi, pure la minima contrazione dello stesso muscolo. Nel percorso “ipertrofia” ci siamo perciò trovati in contrasto su due fronti: necessario impiego di periodi di tensione atti ad una minima produzione di lattato, ma anche assoluta occorrenza di dover impiegare un certo volume di lavoro; allo stesso tempo avremmo osservato la necessità di non dover cadere anzitempo in stato catabolico per effetto di una glicolisi troppo inoltrata. Essendo proprio il calo dei livelli di PH la causa scatenante atta a determinare quest’ultima eventualità, in ogni training ipertrofico ben ponderato, l’alta increzione di acido lattico dovrà essere significativamente ricercata solo in coincidenza di un già avvenuto svuotamento fosfo-energetico, la cui azione, come dicevo, dovrà pure conferire il giusto danneggiamento delle stesse unità motorie (prossimo paragrafo).
Per innescare quindi un buon equilibrio depletivo tra il sistema fosfo-energetico e glicolitico, potremo avvalerci di molteplici sistemi; all’interno di ciascuno di questi avremo l’obbligo di considerare come l’immediato innalzamento della curva di lattato, si mostri sempre un fenomeno altamente sconveniente soprattutto a causa di quella stretta relazione che potrebbe vigere tra una repentina deplezione di glicogeno muscolare, e la produzione di ormoni corticosteroidei (cortisolo, pag. 134).

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