RELAZIONI ORGANICHE NELL'ALLENAMENTO

Si mostrerebbe l’interesse di ogni meticoloso atleta, saper prevedere mediante calcolo ogni risposta fisiologica del proprio organismo. Nell’immaginario, grazie a questa dote, egli sarebbe in grado d’anticipare con precisione l’esito di ogni azione applicata al proprio corpo, confermando così una serie di atteggiamenti standard validi per affrontare le diversità di qualunque situazione. Utopia o anche realtà?
Fin dai primi anni scolastici, abbiamo appreso che l’intero Universo risponde a precise leggi fisiche, tutte determinabili mediante la nostra più grande “scoperta”: la matematica. Volendo riportare un esempio di popolare conoscenza, sappiamo che sul nostro pianeta ogni oggetto avente una massa propria deve sottostare alla forza di accelerazione gravitazionale terrestre (9,81 m/sec), determinando così in maniera precisa il proprio peso; esattamente come questo, ogni evento naturale gira attorno a precise equazioni, dall’onda che si infrange sugli scogli, al semplice soffiare del vento… tutto vero, ma anche i procedimenti organici rispondono a precise leggi fisiche? Ad un simile quesito ci si potrebbe aspettare una risposta sia affermativa che contraria, e questo emergerà da un significante particolare: l’organismo vivente non è un materiale inerte. Proprio a tale ragione, l’applicazione matematica potrà avvenire soltanto a livello teorico, dando luogo all’impossibilità di prevedere con precisione una qualsiasi risposta biologica; tutto ciò accade per un’unica causa, e questa troverà fondamento nelle infinite combinazioni insite all’intricato sistema biologico. A tutti gli effetti, disponiamo della sola facoltà di poter ipotizzare un futuro risultato in seguito alla tangibile applicazione della statistica conosciuta.
Volendo cadere in una banalità piuttosto grossolana, vorrei far notare come, astenendosi dal fare uso di sigarette, avremo di certo la capacità di ridurre notevolmente il rischio di cancro ai polmoni, ma non avremo comunque la certezza che questo aggravio non possa per nessuna ragione pendere sulla nostra persona… tant’è vero che in ugual modo “potremmo” fumare fino a tarda età, vantando sempre alveoli in piena efficienza!
Alla stessa maniera può accadere che un individuo conducente uno stile di vita del tutto salutare, possa incontrare un giorno una fatale imprecisione cardiaca di tragiche conseguenze…
Se ha quindi senso parlare di calcolo delle prospettive, è perché godiamo di quel margine di sicurezza che ci offre la congettura probabilistica, la quale statisticamente parlando può decantare ragione assoluta.

Tralasciando ora la visione un poco drammatica del salutista che viene colto da infarto, spostiamo la nostra attenzione su quanto scopriremo essere “precisamente” determinabile, ossia la quantificazione della misura di stress (secondo due parametri prestabiliti) e del consumo calorico generati da una particolare azione (perciò non generica, ma ben determinata). Queste speciali operazioni si dimostreranno di valido aiuto al fine di poter meglio focalizzare l’obiettivo principale trattato nel presente capitolo, dove il “fantascientifico” calcolo della prevedibilità godrà sì di un certo rilievo, ma in modo del tutto marginale; a tutti gli effetti la “probabilità” sarà sempre in grado di stabilire il frutto finale della nostra azione, in parole semplici essa potrà rappresentare quella sottile differenza che, a parità d’esercitazione, potrà portare due individui simili ad ottenere disuguali risultati (esattamente come nell’esposizione solare, a parità di tempo, un individuo può scottarsi, un altro no). Ecco che da questi concetti potremo certamente intendere come ogni allenamento si basi in primo luogo sull’applicazione della pura teoria!

Indagando su quella che è l’attuale “bio-matematica”, avremo modo di scoprire come già esistano una miriade di sistemi ideati per compiere determinate misurazioni; alcuni esempi di formule per il calcolo dell’intensità le abbiamo potute imparare dalla scuola NABBA (pag. 79); altri ancora, magari riguardanti il consumo energetico del nostro work-out, li possiamo apprendere con buona facilità da svariate pubblicazioni (la più comune tra queste è peso corporeo x 0,1 x minuti d’allenamento).
Ciononostante, anche se la biomatematica fin da ora conosciuta possa essersi in qualche modo avvicinata all’idea, dall’analisi e confronto delle varie risultanze da essa pervenute, non possiamo permetterci di attribuirle assoluta fiducia. Tralasciando palesemente le più tradizionali formule per il calcolo del consumo calorico in sala pesi (che come potremmo capire non tengono conto né dello stile e né del valore intensivo usato dall’atleta), poniamo la nostra attenzione sulle sopraccitate espressioni per il calcolo dell’intensità; malgrado se ne possano reperire pure alcune capaci di contemplare il rapporto tra il carico utilizzato ed il proprio massimale (peculiarità sicuramente apprezzabile), nessuna di queste formule tiene conto della diversità di conteggio per la quantificazione dello stimolo anabolico e di quello catabolico. In pratica, dall’utilizzo di tali espressioni, si andrà sempre osservando un valore che apparirà da una parte proporzionale a numero di ripetizioni, kg adoperati e tempistiche d’esecuzione, dall’altra parte inversamente proporzionale al tempo di recupero. Stando a tali caratteristiche, il messaggio che queste pratiche di conteggio vorrebbero implicitamente sottoscrivere, confermerà, oltre all’aumento della resistenza, sempre ragione assoluta all’incremento del volume di lavoro, alla quantità di ripetizioni eseguite nella singola serie ed alla massima riduzione delle tempistiche di recupero. Tutti parametri che, come abbiamo ormai imparato, oltre che incentivare l’anabolismo, oltre certe misure e\o talune tempistiche, sapranno pure essere diretti modulatori di uno stimolo catabolico.
Avendo ormai imparato come l’entità delle diverse inclinazioni metaboliche (oltre alle nozioni che abbiamo già compreso nel capitolo fisiologia ed esercizio, a pag. 142 avremo modo di capire sicuramente meglio l’andamento dell’attività endocrina nei confronti dell’esercizio) debbano costituire serio riferimento (sia nel loro complesso che sulla costante tempo), saremo praticamente obbligati a creare almeno due distinte formule per il calcolo del valore intensivo:la prima sarà atta a determinare il carico di sconnessione (inteso tra i ponti di actina e miosina) e di svuotamento fosfo-energetico attribuiti alle miofibrille (dove il recupero tra le serie(1), e la resistenza adottata annessa ad un preciso numero di completi allungamenti muscolari, godranno di enorme importanza); la seconda riguarderà invece il merito intensivo finalizzato alla stessa catabolisi anaerobica delle scorte di glicogeno e quindi della relativa increzione di lattato (dove il recupero tra i set ed il numero di ripetizioni svolte per ciascuno d’essi, per certi versi avranno più importanza dello stesso carico utilizzato). Sapendo che una maggiore ipertrofia la si potrà ottenere da una inequivocabile mescolanza dei due diversi atteggiamenti, saremo pressoché costretti a considerare l’esatto rapporto che dovrà vigere tra uno e l’altro valore. Più avanti avremo modo di approfondire quest’interessante metodo di rilevamento in FUNZIONE all’obiettivo prefissato (principi di allenamento funzionale).

In ultima analisi, ma non certo per importanza, scopriremo anche l’espressione per il calcolo del consumo calorico, formula senz’altro utile per interfacciarci con la massima precisione ad alcuni tra i passaggi più rilevanti della dieta funzionale. Essendo indispensabile comprendere la quota di consumo energetico pervenuta dall’allenamento, l’equazione relativa al consumo calorico si dimostrerà uno strumento di concreta importanza; questo per lo meno nelle prime fasi di sviluppo della stessa strategia, quando ci si dovrebbe meglio capacitare sull’effettiva entità dei surplus energetici pre e post work-out (pag. 42).
Ovviamente scopo delle mie equazioni non sarà quello d’indurvi all’analisi di tutti i vostri allenamenti a partire da oggi, ma troverà piuttosto utilizzo nella comprensione delle diversità biomatematiche insite agli allenamenti fino ad ora effettuati e quelli futuri. La finalità delle suddette formule si riserverà di uno scopo prettamente educativo, ovviamente indirizzato alla comprensione dei background fisiologici in virtù dell’allenamento attuato.

Questo paragrafo, come gran parte dei concetti parziali espressi in questo sito, sarà completamente consultabile nel libro IL METODO FUNZIONALE.


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