ATTEGGIAMENTI POSTURALI

Sapendo dell’esistenza di una diffusa e spesso poco bilanciata distribuzione dell’elasticità muscolare, anche da una poco “clinica” osservazione della vasta gamma d’individui che ci circonda, non faticheremo molto ad identificare una serie d’evidenti ed inadeguati atteggiamenti posturali. Trattasi sostanzialmente di quelle particolari rigidità od al contrario eccessiva lassità di taluni organi contrattili, le cui conseguenze riescano a caratterizzarci nella nostra naturale postura e portamento. Come possiamo aver colto dall’apposito paragrafo, molti tra questi potranno essere corretti con l’ausilio di uno stretching specifico, e molti altri, per poter favorire l’armonia del collettivo, potranno abbisognare di un’azione opposta. Proprio a tale proposito, dovremmo ricordare la possibilità di poter modificare la lunghezza di un dato muscolo mediante l’applicazione di un particolare e persistente atteggiamento motorio; ecco che all’occorrenza incontriamo ancora una volta i concetti espressi dalla legge universale di Borelli e Weber Fick (se ne rivaluti il paragrafo relativo ai tipi di movimento e alle leggi che ne conseguono, pag. 68), in questo caso utili per instradare una sorta di ginnastica “terapeutica” da applicarsi secondo le inettitudini posturali più comuni.

  • GINOCCHIO VARO (varismo), E GINOCCHIO VALGO (valgismo)
Con il termine varismo e valgismo, non si fa altro che indicare una sorta di predisposizione scheletrica nel portare il ginocchio a disegnare una “parentesi” esterna (nel caso del primo), oppure interna (nel caso del secondo). Tali propensioni potrebbero manifestarsi essenzialmente da una scorretta deambulazione, peraltro causata da un’anomalia plantare (come il piede piatto), oppure dalla rigidità dell’articolazione tibio-tarsica e/o di determinati muscoli della gamba (in gergo anatomico con il termine gamba si indica il segmento tibia e perone). In virtù di quest’ultimo riferimento, nei confronti di un varismo accertato potremo riscontrare elevata tonicità nel muscolo tibiale anteriore, l’unico capace di determinare, oltre che l’elevazione del piede, pure l’innalzamento del suo margine mediale (supinazione parziale). In tal modo la metà plantare interna sarebbe più incline a sollevarsi (durante la corsa o la camminata), inducendo quindi il ginocchio a sporgere in una direzione più laterale (varismo). D’altro canto, ciò che potrebbe influenzare questa disequilibrata attitudine, potrebbe pure essere una spiccata rigidità di tutti i muscoli extrarotatori del femore, tra cui possiamo riconoscere i seguenti: piriforme, otturatore interno ed esterno, quadrato del femore, pettineo, adduttore lungo e breve, gracile, ileo-psoas e sartorio. Tra le altre caratteristiche che questi muscoli possano presentare, tutti, eccetto gli adduttori ed il gracile, si dimostreranno essere anche muscoli abduttori. Evidente quindi, che se la causa fosse indubbiamente questa, applicando loro una regolare azione di stretching, si andrà progressivamente ad attenuare la suddetta sconveniente incidenza articolare. Un’esercitazione d’allungo che dovrà interessare soprattutto il principale elevatore del piede (tibiale anteriore).
Di fronte ai casi di valgismo, ecco che invece possiamo riscontrare cospicua elasticità tra tutti gli elencati eccetto che per i gruppi adduttori, per i quali, salvo casi particolari, troveremo sempre conveniente prediligere il loro allungamento. Oltre a quest’ipotesi del tutto empirica, se ne osservassimo la deambulazione plantare, ecco che allora potrebbe emergere una rimarchevole rigidità dei muscoli peronieri (lungo, breve e terzo), tutti e tre in grado di, oltre che sollevare il piede, innalzare il margine esterno dello stesso. Evidente che se sollevando quello mediale (interno) il ginocchio s’inclina all’esterno, elevando quello laterale (esterno), si osserverà il fenomeno opposto. Un’insieme di concetti sicuramente utili per poter avere vaga idea di come svolgere la nostra seduta di stretching, ma tuttavia insufficienti per poter agire con precisione su di alcuni particolari distretti muscolari; è il caso dell’isolamento rivolto a tibiale o peronieri, i quali, senza l’ausilio di un elettrostimolatore, sarebbero del tutto impossibili da allenare individualmente (osserva il paragrafo concernente l’elettrostimolazione, pag. 103).
 
  • LORDOSI LOMBARE
Questo particolare atteggiamento dorsale, porterebbe le prime cinque vertebre successive all’osso sacro (per l’appunto quelle lombari, pag. 107), a manifestare una considerevole vicinanza tra i loro processi spinosi, generalmente causata da un’indubbia predisposizione articolare, annessa ad una probabile ipertonia dei muscoli estensori della spina dorsale. Tra questi possiamo riconoscere in particolar modo il muscolo ileo-costale dei lombi. Sempre ad “alimentare” la detta paramorfia, incontreremo una considerevole elasticità a favore del retto addominale, che per certi versi non riuscirebbe a “trattenere” l’osso pubico in una distanza più prossima al “lontano” sterno (ossia non favorendo la retroversione del gruppo pelvico). Un atteggiamento posturale tipicamente riscontrato tra il pubblico femminile, il quale, oltre ad essere in possesso di una caratteristica morfologica più predisposta alla suddetta inclinazione, è pure solito utilizzare calzature con tacco elevato; in quest’ultimo caso, ecco che dinnanzi allo sbilanciamento che causerebbe il peso del tronco rivolto in avanti, dovrà emergere l’esigenza di posteriorizzare la “fetta” toracica inarcando la bassa schiena (un orientamento vertebrale osservabile pure durante lo stato di gravidanza). Per l’ottimizzazione di una posa più “corretta” occorrerà agire sia sul miglioramento della tonicità del retto addominale, che sulla flessibilità del tratto dorsale (atteggiamento che si dimostrerà tra l’altro di grande aiuto nello stesso movimento di flessione del retto addominale; senza, sarebbe impossibile eseguire correttamente il semplice crunch).

  • CIFOSI LOMBARE
Tipicamente causata dalle contrapposte paramorfie muscolari riscontrate nella precedente situazione, la cifosi lombare ci farà supporre un elevato rilassamento dei vari estensori lombari, unito ad una considerevole iper tonicità del grande gluteo e retto addominale. Tutte ordinarie caratteristiche di chi è solito eseguire esercitazioni mediante una scarsa inclinazione del tratto lombare (per altro fondamentale nell’esecuzione di un qualsiasi squat), e svolgere il movimento di crunch in modo evidentemente parzializzato (caso dei crunch vincolati). Oltre a tutto questo, non sarà nemmeno da escludere la presenza di una limitata possibilità di flessione da parte delle stesse giunzioni vertebrali (limitazione di carattere congenito). Per poter operare su di una miglior ampiezza articolare della schiena (principale causa della descritta paramorfia), ricercare le movimentazioni e le tecniche più adatte a favorirne tale impiego (iperextension, metodo Pilates).
 
  • CIFOSI SCAPOLARE
Un’inclinazione di carattere difficilmente ereditaria, conseguente ad un’abitudinaria cifotizzazione del tratto cervicale e cingolo scapolare. Riscontrata tra tutti i soggetti soliti trascorrere gran parte della giornata con la parte superiore del tronco rivolta in avanti (specie se alti), questa errato atteggiamento posturale si potrà risolvere generando maggiore tensione sui fasci mediani ed inferiori del trapezio e muscoli romboidi. A tutti gli effetti un’ ”elevata” lunghezza di quest’ultimi, annessa ad una scarsa elasticità di piccolo pettorale, fasci medio-alti del dentato anteriore e muscolo succlavio, genererebbero la diffusissima curvatura anteriore delle spalle. Ricordiamo che anche uno stretching specifico rivolto a tutti i muscoli eccessivamente rigidi, potrebbe appartenere a quel gruppo d’esercizi interessati ad ottimizzare la descritta pendenza. Rilevante l’atteggiamento volontario che dovrebbe essere autonomamente corretto.

  • CIFOSI TORACICA E CERVICALE
Un’altra espressione dorsale che il più delle volte si trova ad accompagnare pure la soprastante “disfunzione”. Un elevato rilassamento dei muscoli lunghissimi del dorso, muscolo spinale e muscolo splenio del collo e della testa, contribuirebbero a favorire la suddetta inclinazione vertebrale. Dal lato opposto sarà sicuramente diagnosticata una limitata dinamica del retto addominale, capace quindi di conservare una minima distanza tra pube e osso sternale. Il comportamento sul piano d’esercizio dovrà quindi generare maggiore tonicità degli organi più lunghi, e, come sempre, maggiore elasticità di quelli più rigidi.
 
  • SCAPOLA ALATA
Generalmente causata da ipotonia dei fasci medio-inferiori del muscolo dentato anteriore, la scapola alata potrebbe essere anche determinata da un’elevata elasticità dei muscoli romboidi, in particolar modo quelli più grandi. Nella maggior parte dei casi, l’esercitazione più idonea a ridurre l’angolo d’incidenza dello stesso osso scapolare, potrebbe mostrarsi quella adatta a favorire maggior tensione al muscolo dentato anteriore; a tale scopo potremo utilizzare il pullover (Q 1), il quale, sia che venga svolto a braccia tese o semi-flesse, dovrà comunque essere in gradodi portare i gomiti allo stesso livello delle spalle con il tronco posto orizzontalmente od in lieve inclinazione. Contrariamente, dinnanzi ad un’accertata ipotonia del muscolo romboide, ecco che la migliore soluzione la potremo trovare nell’esecuzione delle scrollate su panca inclinata a 60° (M 1).
 
·         OCCLUSIONE DEL CINGOLO SCAPOLO-CLAVICOLARE
Un’evidente inclinazione dell’osso clavicolare in direzione del collo, potrebbe essere determinata da una poderosa ipertonia dei fasci superiori del trapezio, a sua volta annessa ad una rilevante elasticità relativa a quelli inferiori. Uno stretching mirato ai primi, e una valida esercitazione per i secondi, potrebbe mostrarsi la soluzione più corretta. Nel caso di quest’ultima la scelta dell’esercizio dovrà ricadere sulle trazioni al Pulley alto (generalmente inclinato a 45°) (O 3), oppure sulle trazioni al Lat machine frontali (O 13) (eseguite con precedente “shiftamento” scapolare seguito dalla trazione delle braccia nella medesima direzione).

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