LE RELAZIONI DELLE FLESSIBILITA' ORGANICHE ED I LORO FABBISOGNI

Proprio per effetto di un’ormai accertata consapevolezza circa una parziale ponderabilità della chimica organica, nell’ambito di quest’edizione del Metodo Funzionale ho considerato del tutto inutile lavorare mediante precisi riferimenti “quantificativi”. Come abbiamo già potuto capire dal capitolo dedito all’alimentazione, dove non si è mai dato riferimento a specifiche quantificazioni caloriche (se non in forma approssimativa), alla stessa maniera, nel frangente allenante, non si parlerà di dispendio energetico. Ciò che si mostrerà davvero essenziale, come vedremo tra breve, sarà la sola valutazione del tipo di gesto compiuto, e se questo avrà un fine specifico. Nel body building ad esempio, l’atteggiamento isotonico istituito, in un modo o nell’altro sarà sempre finalizzato all’aumento della massa muscolare, e perciò il regime nutrizionale adottato, oltre ad assecondare il suddetto anabolismo, dovrà anche saper distinguere le fonti nutrizionali di primaria occorrenza.
Essendo ora mai consapevoli pure della relazione vigente tra introito energetico e modificazione fisica, potremo facilmente intendere come, quella anaerobica (ed in particolare quella lattacida), sia di fatto l’unica circostanza metabolica che richieda una specifica supplementazione, un concetto che potremo meglio comprendere osservando più da vicino la chimica energetica che l’andrebbe a costituire (paragrafo a pag. 139). A tutti gli effetti, ci renderemo presto conto come nessuna tra le azioni che possiamo compiere durante la giornata, così come durante tutte le prestazioni cardiovascolari linearmente protratte, ci potranno mettere nelle stesse condizioni metaboliche della sala pesi; da una breve analisi delle nostre attività domestiche e lavorative, potremo altresì rilevare un fugace passaggio dalla condizione aerobica (che vigerà sia durante il riposo che durante la maggior parte delle azioni che possiamo compiere) a brevissimi episodi di anaerobiosi-alattacida, e soltanto in rarissime circostanze (se ovviamente non svolgiamo di sovente pesanti lavori) vedremo degradare seriamente il glicogeno in acido lattico dando così luogo all’omonimo metabolismo (ossia anaerobico-lattacido).
Non potendo certo negare come tutte le operosità del nostro quotidiano possano comunque accusare un certo dispendio calorico, abbiamo tuttavia compreso come in gran parte di queste l’organismo possa anche andare in deficit (pag. 95). La nostra particolare attenzione si dovrà piuttosto focalizzare verso il metabolismo che per propria natura si dimostri più dispendioso, intenso e quindi catabolico degli altri, lo stesso che si paleserà più o meno dominante nel corso di tutte le attività pesistiche a fine ipertrofico.
In questi casi la scelta del carburante si paleserà pressoché eliminatoria, e potrà pervenire dalle sole scorte di glicogeno polimerizzate nel muscolo impiegato, nonché da quelle vigenti nel plasma, il cui livello se ben vi ricordate sarà mantenuto costante dal fegato. Abbiamo già avuto modo d’intendere come l’unica sostanza che potrà rimpiazzare velocemente questa fonte nutritiva, sarà sempre e solo la materia quaternaria più preziosa: azoto – carbonio – idrogeno - ossigeno, ovverosia gli aminoacidi, soprattutto quelli derivanti dalla scomposizione muscolare; a tale proposito, dobbiamo altresì riconoscere come, in questo processo, la massa acquisita per mezzo di adattamento forzato (body building), si mostrerà la più facilmente “smontabile”, in quanto l’organismo, dovendo adempiere ai propri principi omeostatici, solo di fronte a casi esasperati sarebbe portato a catabolizzare i primordiali volumi attivi di propria costituzione.
Alla luce di tutto questo, sappiamo che per affrontare un intenso work-out, al fine di mantenere intatta la massa magra acquisita, non solo si dimostrerà di vitale importanza assicurarsi buona parte dell’energia necessaria per portare a compimento la seduta (come abbiamo visto con il beneficio di un discreto margine di approssimazione), ma, per incentivare l’anabolismo, si parlerà anche di ulteriori supplementazioni sia energetiche che plastiche (vedi Dieta Funzionale).

Ribadendo a questo punto come sia impossibile, nonché inutile, compiere la misurazione del totale consumo calorico quotidiano, invito tutti voi ad osservare come, grazie alle nostre attente valutazioni, siamo a perfetta conoscenza dei momenti in cui la spesa energetica sia “dissipata” in maniera più o meno anaerobica; ciò vuol dire che possiamo stabilire con esattezza quando il nostro corpo utilizzerà in netta prevalenza zuccheri (quindi anche proteine), rispetto ai trigliceridi.

Considerato quanto sopra esposto, la realtà dei fatti ci potrà ricordare nuovamente come in presenza di attività a lieve e costante intensità, come il camminare, guardare la televisione, leggere, dormire, svolgere lavori d’ufficio, effettuare semplici faccende domestiche, ed il leggero jogging (come ogni altro esercizio aerobico di scarso vigore), non sia importante alcun supporto energetico extra. In queste circostanze l’organismo potrà anche andare in deficit, non però creando un debito a carico della struttura organica più preziosa, ma bensì avvalendosi in buona parte delle proprie riserve di grasso. Resta da dire che gli unici inconvenienti sarebbero quelli di non disporre di tali scorte o, di non riuscire ad attingere con facilità alle stesse; una remota ipotesi nel primo caso, ma una probabile evenienza nel secondo, dove, tale inettitudine, potrà trovare “terreno fertile” in tutti gli organismi “affetti” da generico squilibrio ormonale. Tra le varie sfavorevoli condizioni che possano alimentare un simile dislivello, possiamo riconoscere l’inadeguatezza del profilo macronutrizionale (che causerà disequilibrio nell’asse insulina-glucagone), il naturale andamento mesociclico femminile, l’induzione d’estrogeni, una rilevante influenza psicosomatica, un’abbondante secrezione di ormoni cortisonici, oppure una carente produzione di agenti come testosterone e GH. Tutti fattori che vedremo migliorare col rigore alimentare, l’allenamento ed il riposo, i quali a loro volta saranno tutti indiretti modulatori della quantità di stress psicologico. Ecco che abbiamo anche motivato l’importanza relativa al controllo dello stile nutritivo pure durante le ore d’inattività, dove appariranno fondamentali i concetti espressi dalla stessa strategia funzionale.

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