PROTEINE NELLA DIETA

Avendo accertato che l’elemento proteico andrà tassativamente introdotto con l’alimentazione, andiamo ora a conoscerne l’RDA giornaliero minimo in assenza di qualsiasi attività fisica impegnativa; tale valore dovrà aggirarsi attorno ad 1 gr per ogni Kg di massa magra (parametri LARN), il cui dato sarà tratto dal peso di un individuo al netto della propria massa grassa (dato che impareremo a calcolare nella sezione fisiologia ed esercizio).
Nello schema sottostante possiamo osservare i diversi fabbisogni proteici a seconda del tipo di attività svolta:

SEDENTARI…………………………...……...gr 1
PRATICANTI DI
LIEVI ATTIVITA’ AEROBICHE……………...gr 1,1-1,2
PRATICANTI DI ATTIVITA’ DI FITNESS
O AEROBICHE DI DISCRETO LIVELLO....gr 1,3-1,4
PRATICANTI DI SPORT
ANAEROBICI (dilettanti)……………..……..gr 1,5-1,6
PRATICANTI DI SPORT
ANAEROBICI (avanzati)…..………………..gr 1,7-1,8
PRATICANTI DI SPORT ANAEROBICI
(professionisti) E DI BODY BUILDING ...…gr 1,9-2,2
PRATICANTI DI SPORT ANAEROBICI E
DI BODY BUILDING
(in scarico glucidico)..gr 2,3-3,2

Appare fin troppo esplicita la commisurata crescita del fabbisogno proteico in relazione al quantitativo di stress somministrato (allenamento), il quale, andrà via via tracciando un valore che vediamo raggiungere il picco massimo proprio nel caso del body builder e del praticante di sport anaerobici ad elevata intensità; ciò vorrebbe avvenire proprio a causa dell’elevatissimo ricambio delle strutture azotate (processi di distruzione e costruzione proteico-muscolari) che questi tipi di sport sarebbero in grado di generare. Nelle stesse circostanze atletiche, nel caso sia in corso una procedura di scarico glucidico, ecco che si potrà assistere ad un’ulteriore aumento dello stesso tenore proteico oltre una soglia che già potremmo considerare pressoché limite; quest’incauta procedura, come proferivo più indietro, sarebbe finalizzata a ridurre eventuali fenomeni glucogenetici (per effetto proteolitico), ma dovrà saper anche accettare potenziali sovraccarichi organici (in particolare reni e fegato), e pericolosi sbilanciamenti del PH (pag. 147) ematico e connettivale (quest’ultimo osservabile su lunghi periodi di acidificazione, ed assai più difficile da risolvere). Considerati tali presupposti, ed in relazione alla strategia nutrizionale che impareremo a conoscere in questo testo, mi preme sottolineare che nell’ambito della dietologia Funzionale, non sarà MAI necessario scendere a compromessi salutistici. Tanto meno sarà indispensabile risparmiarsi nel traguardare una tanto agognata definizione muscolare soltanto perché si è sentito dire essere ottenibile con uno scarico glucidico!
Ma anche questo avremo modo di capirlo solo a Metodo assimilato. 

Tornando ai nostri protidi nella dieta, a prescindere dalla grandezza del “carico” proteico previsto dal pasto, sarà interessante mettere in chiaro due aspetti a dir poco fondamentali:

·              l’organismo umano è incapace di trattenere l’azoto derivato dalla scissione proteica oltre le 3 o 4 ore
·              l’organismo umano è del tutto inabile nell’assimilare eccessive quantità di elementi azotati in un unico pasto (così come non riuscirà a servirsi correttamente di pasti eccessivamente copiosi)

Per poter quindi mantenere inalterato il livello di aminoacidi circolante, occorrerà ripristinare tale elemento ogni qualvolta questo sia necessario; un’occorrenza che ci “obbligherà” ad includere un “minimo” introito proteico ad ogni singolo pasto, ricordandoci ovviamente dell’esistenza di una precisa quota massima assimilabile per volta. Uno dei metodi per calcolare la quota proteica massima consentita in un unico pasto completo e ben bilanciato, potrebbe essere quello di dividere la propria massa magra in due; il valore così ottenuto corrisponderà direttamente ai grammi di proteine che il soggetto potrà assumere in quel singolo evento.
Nell’elaborare una dieta, bisognerà perciò tenere conto dell’indispensabile proteico in funzione al quantitativo di stress al quale l’organismo è realmente sottoposto, dividendo quindi il valore ottenuto nell’arco di tutti i pasti previsti (in un quantitativo variabile a seconda della distanza tra un pasto e l’altro).
Con altrettanto interesse intendo precisare che l’aumentata richiesta d’azoto dell’organismo, non dovrà sussistere oltre i sei o sette giorni che seguono un intenso allenamento con i pesi, indicandoci così che il surplus ottimizzato per l’attività svolta, non andrà protratto in assenza di specifiche azioni muscolari (o per lo meno fino a quando i dolori delle microlesioni dei tessuti causate dall’ultima seduta, non si siano dissolti da almeno 2 o 3 giorni; vedi pag. 69). E’ evidente che ogni eccesso, oltre a sovraccaricare reni e fegato e creare acidificazione, potrà anche trasformarsi in grasso.
Conti alla mano, un body builder in fase di riposo inattiva (superiore ai 10-15 giorni), a prescindere dal livello di edificazione muscolare raggiunta, non dovrebbe comunque oltrepassare il fabbisogno di un individuo praticante fitness a livello dilettantistico, un valore che sarà ad ogni modo raggiunto in forma del tutto graduale. Una curanza che vi potrà sicuramente preservare da un possibile stravolgimento dell’equilibrio organico, nonché da un’inequivocabile assuefazione da principi azotati.

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