CARBOIDRATI E GLICEMIA

I GLUCIDI, ossia gli idrati di carbonio www.fitwatch.biz (carboidrati), sono sostanze ternarie vale a dire composte da tre elementi: carbonio, idrogeno e ossigeno. Vengono in seguito classificati in monosaccaridi (unità strutturali semplici), oligosaccaridi (fino a 12 molecole di monosi) e polisaccaridi (fino a 20 o più molecole).

Sostanzialmente possiamo riconoscere i glucidi secondo la seguente nomenclatura:

MONOSACCARIDI (1 molecola): glucosio o destrosio, fruttosio
DISACCARIDI (2 molecole): lattosio (glucosio + galattosio), maltosio (glucosio + glucosio), saccarosio (glucosio + fruttosio)
POLISACCARIDI (elevato numero di molecole): amido (polimero di glucosio), glicogeno (forma nella quale il glucosio è immagazzinato negli organi per GLICOGENESI)

Soffermandoci sulla funzione principale dei glucidi, e cioè quella di fornire energia all’organismo, scopriremo come questa sostanza sia di fatto l’unica a poter essere scissa in breve tempo in qualunque dei metabolismi conosciuti. Ne deriverà che nell’organismo, l’impiego dei carboidrati come fonte energetica si mostrerà essere quasi sempre di assoluto dominio, un fenomeno che sarà primariamente individuato in tutte le azioni a breve od intensa energia. Tutto ciò vorrebbe avvenire proprio perché lo zucchero, per una totale o parziale degradazione (glicolisi, pag. 141), non necessiterà di alcun afflusso d’ossigeno esterno, divenendo pertanto il “carburante” principale del metabolismo anaerobico e conseguentemente di tutte le fibre muscolari di tipo glicolitico (pag. 64). Caso opposto per l'acido grasso, il quale, presentando una considerevole carenza in termini di ossigeno, risulterà essere la fonte energetica “dominante” in tutte le condizioni di maggior placidità protratte nel tempo; nella fattispecie ogni qualvolta il gesto compiuto sia ripetitivo e scarsamente intenso, tracciando perciò i presupposti di un metabolismo aerobico (pag. 90) ed il relativo impiego di fibre muscolari di tipo ossidativo (pag. 64).
A titolo generico, accade comunemente che nell’organismo i glucidi siano prelevati dalle scorte presenti nei muscoli e dal glucosio vigente nel flusso sanguigno, il cui livello sarebbe mantenuto stabile sia dalla “piccola” riserva epatica, che dall’eventuale digestione di alimenti glucidici nel comparto gastro-intestinale. Eccetto quest’ultima, le sopraccitate risorse, che saranno immagazzinate sotto forma di glicogeno, andranno a costituire una riserva che potrà andare dai 40 ai 100 gr nel fegato, e dagli 1,5 ad un massimo di 4 gr per ogni 100 gr di massa muscolare. Ora, sapendo che il glicogeno muscolare potrà essere adoperato soltanto dal muscolo che lo contiene, dovremmo immaginare come la “limitata” riserva epatica debba garantire per tutte le altre funzioni, alle quali si dovrà pure aggiungere lo stesso onere muscolare allorché quest’ultimo esaurisca la propria riserva.
Il totale assorbimento delle risorse energetiche, sarà facile conseguenza di un qualsivoglia allenamento eccessivamente protratto e sufficientemente intenso. A farne conoscere gli effetti, non sarà tanto il drastico calo delle performance fisiche, quanto l’efficienza cerebrale, che non avendo più a disposizione l’unico carburante necessario per svolgere le proprie funzioni (ossia il glucosio ematico tenuto stabile dalla riserva epatica), non tarderà a manifestare il proprio scompenso dando luogo ad una probabile perdita dei sensi periferici. Un insieme di circostanze sempre evitabili allorché, come dicevo, ci si trovi in possesso di una ragionevole riserva energetica nell’apparato digerente, la quale garantirà per una costante glicemica senz’altro commisurata. Ogni qualvolta siano insufficienti, così come inadeguate, le scorte glucidiche muscolari (nonché quelle di provenienza epatica), l’organismo,per riuscire a compiere le azioni anaerobiche a lui assegnate, sarà sempre portato a servirsi degli aminoacidi del tessuto muscolare, e non delle scorte lipidiche come si potrebbe supporre; queste frazioni proteiche saranno quindi trasformate in glucosio mediante un procedimento chiamato glucogenesi (da non confondere con la prima citata glicogenesi). Una circostanza che, considerata la forma di combustibile scelta, ai fini della salvaguardia dei tessuti attivi in nostro possesso, sarà sempre bene evitare. Da qui ne si deduce che dinnanzi ad un’imminente sessione d’allenamento, qualunque sia il nostro indice di performance, sarebbe preferibile adottare una carica glicemica parzialmente commisurata alla durata e all’intensità dello sforzo. In seguito e negli altri capitoli scopriremo come effettuare sia scelta che quantità di un carboidrato in relazione all’esigenza (ruolo e posizione dei glucidi nello schema nutrizionale, pag. 26, 42, 46, 47).

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