DIETA DIMAGRANTE

Sebbene il più delle volte si dimostri possibile instradare un “rapido” calo delle strutture adipose dall’immediato utilizzo del protocollo Funzionale (in particolare Fasi 5 -6), potremo anche verificare come per taluni soggetti ciò non possa accadere in modo abbastanza rapido o comunque soddisfacente. Il primo riferimento, come dicevo, comprenderà tutti gli individui in possesso di masse adipose superiori al 25%, in second’ordine, tutti i soggetti che, pur essendo in soprappeso, non saranno soliti ingerire grandi quantità di cibo.
Come è parso evidente da ormai numerose pubblicazioni, ciò che realmente determina la riduzione della massa grassa, oltre ad ogni sofisticata e peraltro soggettiva organizzazione endocrina, sarà niente di più che il semplice scarto energetico; in parole semplici, il passare da una più elevata introduzione calorica, ad una inferiore. Nell’immaginaria scaletta delle priorità, proporzioni ed entità nutrizionali arriveranno sempre dopo. Ciò che sarà capace d’ostacolare la lipolisi si paleserà quasi sempre essere l’adattamento ad un dato regime energetico, fenomeno per altro ovviabile soltanto da una rettifica dello stesso profilo energetico adottato. Partiamo quindi dal seguente presupposto: allorché la dieta, verosimilmente ipocalorica, non riesca ad innescare alcun dimagrimento, al 95% dei casi significherà che il soggetto in analisi stia giungendo da un regime dall’apporto energetico parificato o addirittura inferiore, oppure si sia precocemente (e prevedibilmente) adattato al nuovo regime energetico impartitogli. Il restante 5% potrebbe rivelare patologie all’apparato tiroideo (pag. 130) o qualche altra inefficienza ormonale riscontrabile solo previo una specifica analisi del siero; a fronte di qualunque caso patologico, il problema si collocherà al di sopra delle competenze del trainer.
Esaminiamo pertanto la strategia più opportuna per l’individuo posto in una condizione di stallo metabolico, senza dubbio la problematica più diffusa. Avendo ormai ribadito come si possa avviare una proficua lipolisi soltanto per mezzo di un sostanziale scarto energetico, cerchiamo ora di comprendere un altro tra gli aspetti più importanti del metabolismo: tenderà a stabilizzarsi in proporzione alla più frequente consuetudine calorica adottata! In parole semplici il metabolismo di un individuo sano, sarà sempre e comunque incline ad adeguarsi al regime dietetico mediamente registrato in un più o meno lungo lasso di tempo. Ciò significa che qualunque piano alimentare “statico”, specie se assai ristretto nel proprio contributo energetico, su lunghi periodi sarà inevitabilmente destinato a fallire, predisponendo inoltre il soggetto ad una rapida riacquisizione delle masse adipose in occasione di qualunque eccedenza rispetto alla condotta mediamente conservata.
Se poniamo ora attenzione sul profilo energetico della Dieta Funzionale, si potrà distinguere una concreta altalenanza calorica, un’escursione che a tutti gli effetti vorrebbe sfruttare un “picco” d’approvvigionamento ciclico non solo atto al ripristino di tutti i sub strati plastici ed energetici dissipati in allenamento, ma anche utile per mantenere sufficientemente elevato lo stesso regime metabolico. Questo sbalzo saprà garantire un efficace utilizzo delle riserve adipose in tutte quelle circostanze susseguenti alla stessa impennata energetica per un fenomeno che potremo empiricamente descrivere come “inerzia metabolica”.
Teniamo bene presente però che la conservazione di un alto regime metabolico avrà luogo solo nel caso in cui l’eventuale “picco di approvvigionamento” sia opportunamente frequente, ed ovviamente si basi sulle medesime quantità caloriche somministrateci nella più vicina e lineare consuetudine di vitto (ecco il perché delle Fasi 2 e 3). Contrariamente a quanto si possa aver appreso dalla tradizionale letteratura scientifico-alimentare, la frequenza di picco a cui faccio riferimento sarà tutt’altro che rarefatta, per l’esattezza non potrà mai andare sotto i tre interventi settimanali; in caso contrario sarà solo la media complessiva ad influire sull’andamento metabolico, ed il picco (che sarà quindi meno frequente) sarà fisiologicamente interpretato come un banale “sgarro”, facendoci quindi accumulare adipe in eccesso. In tali circostanze, come per esempio in seguito ai popolari regimi a restrizione calorica, come anche alle diete chetogeniche (quasi certamente ipocaloriche), all’uscita di tali piani nutrizionali sarà doveroso procedere con una graduale reintroduzione delle nutrienti tagliate. Pena, una veloce riacquisizione dell’adipe perduto.
Si pensi che il paradossale fenomeno carestia, nella realtà dei fatti si innesca molto prima dei tradizionali tre o quattro giorni di riferimento, addirittura entro le 12-24 ore.

Non sarà certo improbabile che, considerata l’elevata frequenza dei così detti “picchi di approvvigionamento” da me suggeriti, molti di voi possano supporre l’avviamento di una potenziale lipogenesi, e che quindi la massa adiposa del soggetto possa a sua volta subire alterazioni altalenanti con un risultato stazionario nei confronti del peso. Corretta osservazione, che tuttavia non tiene conto delle mie precedenti attestazioni. Non dimentichiamoci delle così dette finestre metaboliche, proprio quelle generate dalle importanti deplezioni energetiche annesse ai vigorosi impegni metabolici derivati dall’esercizio. Sarà questo il vero “lascia passare” del surplus energetico, esattamente come ho spiegato nel paragrafo dedito alla costruzione della Dieta Funzionale (pag. 42).
Il solo handicap che ne potrebbe derivare sarà tuttavia individuato nella mancata capacità di tollerare grandi ed improvvisi sbalzi calorici, un limite prettamente individuato in chi, come dicevo all’inizio del paragrafo, non è solito avvalersi di costanti ed “abbondanti” introiti energetici. Sullo stesso piano, anche se non necessariamente posti a parità di condizione, possiamo inserire tutti i soggetti dotati di grandi masse adipose, sicuramente abbisognanti di una terapia lipolitica inizialmente più drastica. In queste circostanze sarà suggeribile procedere come segue:

1.       seguire i termini di avvicinamento proposti in Fase 1 (pag. 42), elevando progressivamente il tenore proteico a regime d’attività
2.       una volta raggiunto tale regime, ridurre gradualmente (anche se in modo piuttosto celere), la quota glucidica, passando da un iniziale 30\30\40 ad un vicino 20\40\40; solo in casi di estrema necessità sarà consentito scendere con i glucidi in direzione 10\45\45, rasentando quindi un profilo macronutrizionale non molto lontano da quello della stessa dieta chetogenica. Una proporzione che non tarderà ad esigere anche un incremento del tenore proteico oltre i limiti dello stesso fabbisogno, e questo per motivi prettamente glucogenetici
3.       conservare quindi l’ultimo rapporto macronutrizionale per un massimo di 2 settimane senza apportarvi alcuna variazione; per proprio conto, in questo stesso periodo, l’allenamento dovrà essere volto all’impegno sistemico, tenendosi ben lungi da severe inclinazioni metabolico-lattacide (il che potrebbe suggerire l’impiego di set a circuito intervallati da brevi intervalli aerobici)
4.       concluse le due settimane di “scarico”, sarà fondamentale procedere in senso opposto, ripercorrendo le “tappe” 20\40\40,30\30\40, 40\30\30 e, solo infine, 50\25\25; giunti a questo punto ci si potrà considerare al pari della Fase 2 del protocollo Funzionale, dunque da li proseguire

Seguendo pari passo questo schema,tag heuer replica watches nell’arco di pochi mesi il soggetto in sovrappeso riuscirà a migliorare significativamente la propria BF (body fat), e nel migliore dei casi, facoltà allenanti permettendo, potrà osservare una radicale metamorfosi della propria composizione corporea.


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